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Il Potere della Vittima

12 ottobre 2020 | commenta

Queste lezioni nascono da una serie di conversazioni che ho intrattenuto con lo psichiatra Goffredo Carbonelli. La passione per la ricerca sulle immagini, sul loro significato universale umano, e la loro predisposizione a mostrare la parte latente del rapporto interumano, ci ha condotti, lentamente, a cercare di elaborare un punto di vista originale sul rapporto tra visione e potere. In particolare, volevamo mettere in risalto, utilizzando alcuni film famosi, come la televisione, con la sua pretesa di mostrare la verità in diretta, porti gli individui a perdere quella funzione di identificazione con il protagonista (spesso la vittima) che il cinema ha sempre alimentato. Al cinema siamo soli e al buio, una condizione psichica più refrattaria all’attacco delle opinioni, al “questo lo dice lei”. Da quando è nato l’attacco di panico il genere horror ha perso la sua funzione anti-televisiva, la possibilità di fare paura.
Le tre lezioni, tenute all’Università di Firenze tra Ottobre e Novembre 2014, cercano di delineare, attraverso l’interpretazione dei film proposti, come sia non solo possibile, ma doveroso distinguere paura e orrore, panico e terrore. La chiave interpretativa proposta in queste lezioni è la non mistificazione della malattia della mente. Vogliamo distinguere bene la nascita e lo sviluppo psichico di paura, panico, orrore, terrore. Quando si parla di orrore c’è sempre una vittima. Attraverso l’analisi delle immagini dei film proponiamo non solo un’indagine sull’origine dell’orrore, ma anche una definizione più moderna di vittima. La storia del cinema ci giunge in aiuto, proponendoci opere filmiche ricche di immagini con significati latenti che gli autori hanno intuito sulle relazioni interumane. Disvelare questi significati, parlando di immagini che tutti noi abbiamo visto, è il tentativo di realizzare un filo conduttore per capire da dove venga la paura, per vedere se riusciamo a non provarne più.
Poco dopo le lezioni all’università sono accaduti episodi orrorifici di cronaca: dagli attentati di Parigi, alla strage di Las Vegas. La chiave interpretativa emersa durante le lezioni universitarie ci ha spinti ad una ulteriore ricerca che ha prodotto due saggi. Un primo saggio sul terrorismo e un secondo sul genere horror. Il primo saggio, inclusa un’intervista originale allo psichiatra, tenta di elaborare una teoria interpretativa del fenomeno del terrorismo, mentre il secondo tratta l’idea di orrore attualmente diffusa interpretandola come una sostanziale assuefazione alla violenza, che deriva dall’impossibilità di scorgere la violenza psichica, prima di quella fisica.
Poco prima dell’uscita programmata di questo libro è scoppiata la pandemia da Covid-19. È stato quindi aggiunto in chiusura un ultimo saggio che tenta un nesso interessante: il virus ha aiutato il pensiero televisivo. Il saggio si profila come una “quarta lezione”, in cui si tenta di analizzare perché il cinema non ci abbia vaccinato dalla televisione, e come quest’ultima contribuisca a divulgare il panico alimentando la confusione tra invisibile e ultramicroscopico.

 

Lorenzo Mucchi